Ceramica Italiana per San Marino, inaugurazione 30 settembre ore 17,30

Alla presenza dei Capitani Reggenti S.E. Andrea Belluzzi e S.E. Roberto Venturini,

apre i battenti “Ceramica Italiana per San Marino. Manifatture e Maestri della prima metà del Novecento”.

La mostra, realizzata con il Patrocinio della Segreteria di Stato per l’Istruzione e la Cultura e in collaborazione con gli Istituti Culturali, è promossa dalla Fondazione Cino Mularoni e rimarrà aperta fino al 28 febbraio 2016.

La raccolta presenta esemplari di diverse fornaci situate in varie località italiane: piatti da pompa, anfore, complementi per la tavola e per l’arredo, pannelli istoriati e piccole sculture. La scelta delle opere è il risultato di una accurata selezione durata quasi un anno durante il quale sono state eseguite circa 500 foto di opere ceramiche, ne sono state scelte 150, tutte rare e preziose. Risulta ampiamente documentato come la Repubblica di San Marino accanto ai prodotti delle proprie fornaci storiche di Alfredo Casali e di Luigi Masi, seguiti da quelli delle fabbriche Marmaca e Titano, per citare solo le maggiori – si sia costantemente avvalsa delle manifatture italiane – da Faenza a Pesaro, da Firenze a Gualdo Tadino, da Deruta ad Albisola e così via – per commissionare prodotti legati alla propria iconografia e alla propria storia, quali lo Stemma, il Santo Marino, le vedute, i monumenti, sia da commercializzare come semplici souvenir per i numerosi turisti, sia da proporre ai collezionisti come raffinati oggetti d’arte.“La nostra ricercaafferma Stefania Leardini, curatrice della mostraintende mettere a fuoco il proficuo legame che intercorse fra il territorio del Titano e le principali fornaci italiane: un rapporto che nella prima metà del Novecento andò arricchendosi e sostanziandosi tramite un fruttuoso interscambio di modalità operative e soluzioni stilistiche finendo col dar vita ad una prestigiosa produzione, veramente unica nel suo genere”.“Nella prima metà del Novecento alcuni mercanti, tra cui Mariotti, Savoretti, Belloni, Rufo Reffi (forse ce n’erano anche altri)chiarisce Emanuele Gaudenzi, autore dello studio monografico pubblicato sul catalogo della mostraper soddisfare la crescente richiesta di souvenir da parte dei  turisti che salivano sul Titano, pensarono di commissionare a fabbriche italiane, in particolare di Pesaro, Faenza, Gualdo Tadino, Bologna, Milano (nel volume inseriamo circa 35 manifatture),  alcuni oggetti che rispettassero il prontuario stilistico italiano, quello classico, cinquecentesco, però inserendo elementi che richiamassero San Marino. Ne è uscita una produzione veramente particolare, che abbina l’abilità dei maestri italiani e la bellezza degli stili storici alla componente araldica, paesaggistica, storica, monumentale sammarinese. Il connubio ha dato vita ad una produzione molto raffinata, preziosa, che finora non era mai stata studiata e assolutamente di nicchia, come si dice oggi”.“Ora bisognava chiudere il ciclo riguardante il Novecento e ci è sembrato che proprio presentare una raccolta di ceramica italiana eseguita per San Marinoconclude Stefania Leardini - potesse rappresentare il miglior coronamento del lungo percorso di questi decenni. Non solo per le relazioni territoriali e i vincoli sentimentali che ci legano all’Italia, ma soprattutto perché il connubio fra la nostra iconografia e le specialità stilistiche delle officine delle diverse località della penisola, ha finito col dar vita ad un repertorio inedito e di straordinario impatto estetico.”